La Giunta si azzera gli stipendi e chiede aiuto ai cittadini
Apr 21st, 2010 | By admin | Category: Rassegna StampaILLASI. Sindaco e assessori rinunciano totalmente alle indennità per far fronte alle difficoltà del bilancio preventivo. C’è una riduzione di entrate di 500-600mila euro Vezzari: «Sono diminuite le spese ma non basta dovremo anche aumentare le tariffe dei servizi»
Illasi. La coperta è corta e i primi a mettere i piedi al freddo sono gli amministratori. Fuori di metafora significa che non ci sono soldi sufficienti per garantire l’equilibrio di bilancio per il 2010: mancano 500-600 mila euro di entrate correnti e pertanto sindaco e assessori hanno deciso di rinunciare totalmente all’indennità di funzione a cui avrebbero diritto per legge.
Ma non basterà. Per questo l’appello del sindaco Giuseppe Vezzari è rivolto a tutti i cittadini per un contributo che non costa nulla, se non la fatica di una firma sulla propria denuncia dei redditi, indicando nella casella della scelta per la destinazione del cinque per mille dell’Irpef il codice del Comune (00233530237) che destinerà la somma ricevuta alle attività sociali.
Ma è probabile che anche questo non basti e occorra prepararsi ai tempi duri dell’aumento delle tariffe per raccolta e smaltimento dei rifiuti, per uso degli impianti sportivi, per ogni altro servizio erogato a domanda individuale, come ad esempio trasporto e mense scolastiche.
«Abbiamo cercato di risparmiare dove è stato possibile», riferisce il sindaco, «tagliando i costi del consumo energetico, riducendo le ore di riscaldamento degli edifici comunali e riducendo di un’ora l’illuminazione pubblica, arrivando a risparmiare sulla bolletta fino al 10 per cento».
Ma come si è arrivati a questa situazione? Il sindaco lo spiega ricorrendo a ciò che capita in una normale famiglia: «Quando da un solo stipendio si passa a due, cresce il reddito familiare e si migliora il tenore di vita: auto nuova, viaggi, gioielli e ci si permette di accendere qualche mutuo, con la convinzione che uno stipendio servirà per vivere e l’altro per pagare le rate di qualche sfizio».
I guai cominciano quando si torna a un solo stipendio, ma restano le spese e le rate: «Prima si pagano i debiti e poi si cerca di ridurre quantità e qualità dei consumi quotidiani. È la situazione in cui ci troviamo», denuncia il prima cittadino, «perché la giunta dell’ex sindaco Giuseppe Trabucchi aveva potuto godere di entrate straordinarie, derivate dal recupero dell’evasione Ici e da trasferimenti del Covigas, utilizzando questa manna occasionale per servizi comunali sacrosanti, ma senza tener conto che le entrate saltuarie sarebbe finite, appunto perché occasionali».
Lo sforamento del patto di stabilità, a cui l’amministrazione Trabucchi era incorsa, è un’ulteriore aggravante della situazione: «Siamo per questo motivo vincolati a non superare il livello delle spese correnti del 2007, cioè tutto quanto rientra nelle retribuzioni al personale dipendente, acquisto di beni di consumo e materie prime, pagamento di prestazioni di servizio, interessi passivi su prestiti, contributi e trasferimenti, imposte e tasse. Per questo sforamento avremo inoltre trasferimenti ridotti del 5 per cento dallo Stato. Sono molto in difficoltà ad affrontare i responsabili delle associazioni», confessa il sindaco che li ha convocati in municipio per una riunione riservata e tecnica, «perché ho fatto una campagna elettorale dove ho promesso di dare loro maggior spazio e visibilità e mi trovo invece nella condizione di dover ridurre i contributi».
La metà degli stipendi cancellati agli amministratori servirà a mantenere i 70-80 mila euro destinati alle associazioni, gli stessi contributi che hanno ricevuto l’anno scorso.
Il miglioramento dei servizi operato dall’amministrazione Trabucchi era stato legato alla creazione di uno staff del sindaco «organismo utilissimo ma costoso», sottolinea Vezzari, ai mutui accesi per il restauro dell’ex oratorio San Rocco, alla convenzione per la biblioteca comunale, a cui si è supplito con l’utilizzo di lavoratori impiegati in lavori socialmente utili. Insomma i soldi non sono stati buttati, ma non si è tenuto conto che per mantenere lo stesso livello sarebbero servite le stesse entrate per sempre, cosa che invece non è accaduta.
Fonte: L’Arena 21/04/2010










