Nove consiglieri hanno affossato la Giunta lanciando accuse di interessi privati e boicottaggi Tosi: «Io non sono in vendita»
Per appello nominale, partendo dal primo nome estratto a sorte, quello dell’ex assessore dissidente Alessandro Verzini, il Consiglio comunale di Illasi ha approvato la mozione di sfiducia al sindaco Giuseppe Vezzari. Hanno votato a favore i 5 dissidenti di maggioranza (con Verzini, l’ex vicesindaco Bruno Zambaldo, l’ex assessore Silvio Pagliarini e i consiglieri Davide Castello e Giacomo Colombari) e quattro consiglieri di minoranza (Renzo Castagna, Annamaria Castagnini, Paolo Tertulli e Renè Verza), assente, perché in viaggio di nozze, Michele Taioli. Ma i numeri (9 contro 7) c’erano per chiudere definitivamente, a due anni e cinque giorni dal suo insediamento, le porte del Consiglio comunale presieduto da Vezzari.
Ora, a Consiglio decaduto, arriverà il commissario prefettizio per traghettare il Comune fino alle elezioni, a primavera 2012, con bilancio preventivo e consuntivo già approvati.
La crisi aperta formalmente lo scorso maggio con l’assenza in Consiglio, alla votazione sul bilancio, di tre assessori e due consiglieri di maggioranza, a cui sono poi seguite la revoca delle deleghe e la nuova giunta, si chiude quindi nel modo atteso, e a questo punto anche sospirato, per i due mesi di tensioni e reciproche accuse.
Che non sono mancate neanche nella stesura dell’ultimo atto: «Perché ci sono state tolte le deleghe e non si è proceduto invece, come era stato chiesto, a un azzeramento completo, condizione dalla quale ripartire con un nuovo dialogo e confronto?», ha chiesto Castello, denunciando la presunzione della maggioranza di governare solo in sette e di accusare i dissidenti di ritardare l’approvazione del Piano di assetto del territorio (Pat), quando in agenda ne era prevista l’adozione a fine maggio.
Ma al di là dei personalismi denunciati da una parte e dall’altra («Assenza e incapacità» per l’assessore alla cultura Luisa Modena verso il suo predecessore Pagliarini, che le ha risposto di averla sempre avuta di traverso in ogni iniziativa), è stato proprio attorno al Pat che sono uscite le accuse più pesanti di interessi privati e boicottaggi. L’assessore Zeno Tosi: «Ho cominciato a diventare scomodo quando qualcuno ha capito che non sono in vendita. Io difendo gli interessi di agricoltori e imprenditori, ma non posso accettare di inserire in area edificabile una zona che non ne ha le caratteristiche, approfittare del ruolo per cercare di ottenere, modificare il regolamento dell’acquedotto per portare l’acqua in un’area dove non esiste alcuna concessione edilizia con il pretesto che serva per la lavorazione di frutta e derrate alimentari. Sarebbe stato comodo per certi contadini, perché in alcune zone l’acqua potabile costa meno dell’acqua dei pozzi, ma mi sono opposto, perché il rischio è che poi davvero manchi l’acqua».
Più pesante l’accusa che ci sarebbe stata opera di convincimento su certi proprietari perché inserissero come edificabili i loro terreni e domande già predisposte e firmate dai tecnici pronte per il protocollo.
Per ogni denuncia c’era ovviamente una spiegazione e con questo batti e ribatti il sindaco, che avrebbe potuto interrompere e chiudere la seduta a mezzanotte, ha lasciato procedere la discussione fino all’una e trenta. «Chiedo scusa a tutti perché siamo caduti a livelli davvero bassi», ha ammesso l’ex vicesindaco Zambaldo, «e non vedo l’ora di votare la sfiducia. Occorre accettare che a un certo punto del cammino alcune persone si stanchino quando si rendono conto che la loro parola non vale più nulla. Se avessi dovuto tutelare miei interessi, sarei rimasto al mio posto, invece rifiutando certe logiche siamo stati i primi a rimetterci, sostituiti in una settimana».
Fonte: L’Arena 03/07/2011